martedì 3 aprile 2012

La Cultura Politica


La Politica 2.0
Serve una cultura politica per andare oltre la crisi dei partiti

In molti dicono che i partiti sono morti,ma in realtà io dico che dobbiamo aiutare i partiti. Eh sì, perché non condivido chi vuole buttare a mare i partiti e basta. Un ordine si sostituisce con un altro ordine, non con l’anarchia. Vorrei dirlo ai tanti rivoluzionari da tastiera: questi partiti di oggi faranno schifo, saranno moribondi, etc., ma altri prenderanno il loro posto. E alla fine la sfida della politica non sarà scrivere 10.000 tweets, 1000 post su un blog o cliccare 100 “mi piace” su facebook… La sfida sarà sempre e comunque chiedere e ottenere il consenso dei cittadini intorno alle proprie idee, ai propri valori, alla propria persona. In democrazia funziona così.
Ormai non esistono più i partiti di una volta.Negli altri Paesi Europei esiste un partito di Sinistra,uno di Destra,uno Moderato,cambiano i leader ma i partiti rimangono sempre gli stessi.
Qui in Italia,dagli ultimi decenni avviene il contrario,esistono pochi leader,sempre gli stessi,e cambiano i partiti attorno ad essi.
Ai cambi di casacche da un partito ad un altro siamo ormai abituati e non ci scandalizzano più;proprio per i motivi elencati sopra.
La seconda repubblica,o meglio gli ultimi anni,quelli che ha vissuto la mia generazione,sono stati contrassegnati proprio da questa tipologia di asse partitica,partiti non più rappresentativi di ideologie,bensì di idealità,la coerenza non si dimostra più con l'attaccamento a un partito(anche perchè probabilmente dopo qualche anno cambia nome e look)bensì dall'appertenenza alla stessa area che ha dei precisi valori di riferimento(PPE-PDE-PSE)
La terza repubblica secondo me avrà partiti sempre più leggeri. Più comitati elettorali che partiti. Comitati elettorali più o meno organizzati che spesso si risolveranno in leadership locali scelte liberamente dagli iscritti/elettori. E comitati elettorali che a livello nazionale si risolveranno in pochi valori basilari e progetti politici chiari incarnati da leader,si spera, non eterni che si presentano al Paese dopo aver superato una selezione interna.e non lasciamoci ingannare dai movimenti "Anti-Politica" perchè anch'essi diventeranno partiti.
E' innegabile che se si vive un distacco dalla politica la responsabilità è di tutti i Politici,e di tutti i partiti,ma non basta gettarsi a capofitto nell'anti-politica per arrivare a una soluzione.
Piuttosto è necessario un rinnovamento dei partiti e della classe dirigente,ma soprattutto un aggiornamento del modo di fare Politica,la Politica 2.0.Vale a dire strutture leggere, che verranno conquistate con le idee ma soprattutto con la capacità di queste idee di conquistare il consenso dei cittadini. Come? Con una organizzazione efficiente ed efficace, che sarà valutata esclusivamente in base alla capacità di creare consenso. Questa organizzazione spesso sarà esterna al partito – e in alcuni a disposizione dello stesso – in modo da essere “libera” dagli equilibrismi interni dei partiti “tradizionali” che spesso portano all’immobilismo.

Così, penso che per far sopravvivere questi partiti, la politica debba diventare cultura politica.
Dobbiamo essere in grado di superare gli steccati ideologici,ormai non più rappresentati,e di unirci nelle idee e nelle proposte nel dettaglio dei contenuti senza farsi imbrigliare dalle logiche di partito e dai giochi di palazzo.Occorre una maggiore partecipazione democratica,che non si esaurisca nella critica e nelle manifestazioni di Piazza ma che si tramuti in proposte concrete che vengano dal basso e delle quali i partiti "devono" farsi portavoce
C’è chi sta in politica e chi fa politica.L’Inno di Mameli, con la sua frase emblemtica "Siam pronti alla morte l'Italia chiamò" racconta,anche estremizzando ,quello che dovrebbe essere la Politica: l’esempio, il sacrificio, il servizio al Paese vengono prima dell’ambizione personale, dell’arrivismo della libido dominandi che parte della politica.
Chi sta in politica pensa alla soddisfazione personale, chi fa politica vuole servire la propria comunità. È questa la distinzione tra la cattiva e la buona politica.

Simone Cusimano

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